Luigino

Luigino non è mai fuori posto perché è lui stesso il suo giusto posto.

Luigino è nato dove i campi, il cielo e i muri delle case hanno lo stesso colore, dove la pena non si racconta e i cani non ti aspettano.

La grande abitudine alla fatica che rende gloriose le sue origini venete, ha curvato lievemente il suo corpo troppo alto ma solo dopo lunga insistenza. Sarebbe un bell’uomo, con un’espressione e lineamenti molto più raffinati della media ma tutto questo non ha mai avuto alcuna importanza. Sua moglie non è affatto bella ma è perfettamente adatta a tutto ciò che rappresenta e il suo nome riempie a Luigi improvvisamente ogni ruga, dolce anteprima di giovinezza che tradisce la sensibilità inopportuna alla sua educazione.

Luigino è la descrizione della mentalità potenzialmente più evoluta del suo territorio ma non effettivamente progredita, non per opportunismo, non per pigrizia, ma per orgogliosa identificazione con radici che ti fanno uomo e che se non contestate mai, ripagano ogni frustrazione.

Luigino ha solo imparato a fare le cose che deve fare e a costruire. Costruisce le cose come ha costruito la sua vita, secondo istruzioni precise e ripetute azioni necessarie, ignorando perfezionismi e dubbi da ricchi.

Lo guardo lavorare e gli dico: come mi piacerebbe saper fare quello che fa lei. Lui mi risponde: tu non la faresti la fatica che faccio io; ah no quella no, gli rispondo. Allora lui si incanta per molti secondi a guardare il grande disegno sulla mia parete che dice “Do what you love” e nel tragitto dei suoi occhi verso i miei chiude la questione dicendo: come io non farei quella fatica là che fai tu; e con un sorriso ricambiato, mi godo il riconoscimento del peso della coerenza.

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