Come sognare realmente

Il mio sport preferito è sognare di giorno.

Non è daydreaming, il fantasticare alla finestra, ma cercare davvero nella realtà, per istinto e intuizione, elementi da collegare e comporre tra loro, in una narrativa che allo stesso modo dei fenomeni onirici, rivela alla fine un messaggio significativo.

Ve lo propongo come esercizio pratico.

Uscite di casa con un’intenzione ben precisa, tranquilli, onesti e disincantati quanto basta. Potreste ad esempio voler cercare risposte ad una domanda o semplicemente avere bisogno di uno spunto, un’idea.

Guardatevi attorno senza cercare nulla in particolare, ricordate bene la sequenza delle cose che vi “salteranno agli occhi” (se scatterete delle foto verrete addirittura creduti) e le vostre reazioni. Non dovete analizzare subito gli eventi razionalmente, immaginate di raccoglierli e metterli dentro di voi in uno spazio apposito e per il momento basta così.

Come per una buona cottura, aspettate il tempo necessario, a volte poco a volte no. Al momento giusto la storia e il significato del vostro sogno vi salirà su da solo, come le bollicine della coca.

Vigilate invece di non ostinarvi a leggere tutto ciò che trovate come incontrovertibili segni a voi destinati, quantomeno non su mio suggerimento. Personalmente credo che tutto sia messo a caso e che siamo noi a scegliere, anche inconsciamente come in questo caso, di vedere o meno che cosa e di dare i nostri significati, di cui i responsabili siamo sempre noi, perché quanto esce dal nostro inconscio è solo una questione personale.

Io ne ho tante di storie di questo tipo, mi è sempre riuscito naturale e mi ci sono affezionata. Vi racconto qui i primi due “sogni reali” che ho fatto appena trasferita a Berlino. Per il primo vi mostro la foto della prima pagina del libro che ho scritto lì: “I viaggi di Giulliver – Berlino” e che mi ha scaldato il cuore.

Il secondo invece, mi diede così tanto i nervi che scatenò una curiosa serie di sogni successivi. I primi giorni mi sentivo esposta, vulnerabile e questo mi dava noia e cercavo forzatamente di non pensarci. Una notte trovo questa piccola bottiglia (Feigling significa “vigliacco, cagasotto”).

Maledetto come ti permetti, fu la mia reazione. Dal giorno dopo iniziai a non vedere che aquile. Le ho interpretate come delle scuse e io e la città abbiamo fatto pace.

Oltre a quelle a forma di aquilone, statuina, collana, quelle sui pannelli della S-Bahn e sulla copertina di un libro non mio, che vedete nelle foto, mi resi conto che l’unico anello che porto da tanti anni ha incisa proprio un’aquila e tra l’altro lo porto sempre su un dito medio.

Sognate! Male non farà.

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